Una riflessione domenicale nel calice di Sassicaia, luoghi di poesia

 Tenuta San Guido,   Il vino e il suo tempo




I vigneti della Tenuta San Guido che si estendono su una superficie complessiva di circa 70 ettari hanno la particolarità di essere suddivisi in varie zone scelte all’interno della tenuta per le particolari caratteristiche sia di esposizione che di composizione del terreno.
I vigneti denominati Castiglioncello, Doccino e Quercione si trovano nella parte collinare dell’azienda ad un’altitudine che varia dai 200 ai 300 metri s.l.m.; i vigneti San Martino e Mandriolisubito a ridosso delle colline nella zona centrale della Tenuta mentre i vigneti Sassicaia ed Aianova sono situati più in basso ad un’altitudine sul mare di circa 80 metri.
Il clima, influenzato dalla vicinanza sul mare e dalle colline retrostanti che formano una barriera protettiva dai venti settentrionali, ha un’influenza determinante per una corretta e sana maturazuone delle uve.
I vigneti, allevati a cordone speronato, producono circa 55-60 Q.li di uva per ettaro. La tipologia delle uve è suddivisa per l’85% da Cabernet Sauvignon e per il restante 15% da Cabernet Franc.
La vendemmia inizia di norma entro la prima decade di Settembre.
La fermentazione alcolica si prolunga per circa 12-14 giorni seguita dalla fermentazione malolattica che si esaurisce entro il mese di Ottobre. Il vino viene di seguito messo ad invecchiare in barriques di rovere Francesi per circa 24 mesi, per poi essere imbottigliato per un ulteriore affinamento in bottiglia di 6 mesi presso le nostre cantine prima della messa in commercio.

Bolgheri e il Viale di Cipressi
della poesia

Davanti San Guido

di Giosuè Carducci


        I cipressi che a Bòlgheri alti e schietti
van da San Guido in duplice filar,
quasi in corsa giganti giovinetti
mi balzarono incontro e mi guardar.
5 Mi riconobbero, e – Ben torni omai –
bisbigliaron ver me co ‘l capo chino –
perché non scendi? perché non ristai ?
Fresca é la sera e a te noto il cammlino.

Oh siéditi a le nostre ombre odorate

10 ove soffia dal mare il maestrale :
ira non ti serbiam de le sassate
tue d’una volta: oh, non facean già male!

Nidi portiamo ancor di rusignoli:
deh perché fuggi rapido cosi ?

15 Le passere la sera intreccian voli
a noi d’intorno ancora. Oh resta qui! –

– Bei cipressetti, cipressetti miei,
fedeli amici d’un tempo migliore,
oh di che cuor con voi mi resterei

20 guardando io rispondeva – oh di che cuore !

Ma, cipressetti miei, lasciatem’ire:
or non è più quel tempo e quell’età.
Se voi sapeste!… Via, non fo’ per dire,
ma oggi sono una celebrità.

25 E so legger di greco e di latino
e scrivo e scrivo, e ho molte altre virtù:
non son più, cipressetti, un birichino,
e sassi in specie non ne tiro più.

E massime a le piante.- Un mormorio

30 pe’ dubitanti vertici ondeggiò,
e il dì cadente, con un ghigno pio,
tra i verdi cupi roseo brillò.

Intesi allora che i cipressi e il sole
una gentil pietade avean di me,

35 e presto il mormorio si fé parole:
– Ben lo sappiamo: un pover uom tu se’.

Ben lo sappiamo, e il vento ce lo disse
che rapisce de gli uomini i sospir,
come dentro al tuo petto eterne risse 

40 ardon, che tu né sai né puoi lenir.

A le, querce ed a noi qui puoi contare
l’umana tua tristezza e il vostro duol.
Vedi come Pacato e azzurro è il mare,
come ridente a lui discende il so !

45 E come questo occaso è pien di voli,
com’è allegro de’ passeri il garrire!
A notte canteranno i rusignoli:
rimanti, e i rei fantasmi oh non seguire.

Rimanti; e noie dimani a mezzo il giorno,

50 che de le grandi querce a l’ombra stan
ammusando i cavalli e intorno intorno
tutto è silenzio ne l’ardente pian,

ti canteremo noi cipressi i cori
cha vanno eterni fra la terra e il cielo:

55 da quegli olmi le ninfe usciran fuori
te ventilando co ‘l lor bianco velo;

e Pan l’eterno che su l’erme alture
a quell’ora e ne i pian solingo va,
il dissidio, o mortal, de le tue cure

60 ne la diva armonia sommergerà. –

Ed io – Lontano, oltre Apennin, m’aspetta
la Tittì – rispondea -; lasiatem’ire.
È la Tittì come una passeretta,
ma non ha penne per il suo vestire.

. . . . .
. . . . .
. . . . .
. . . . .

65 – Che vuoi che diciam dunque al cimitero,
dove la nonna tua sepolta sta ? –
E fuggìano, e pareano un corteo nero
che brontolando in fretta in fretta va.

Di cima al poggio allor, dal cimitero,

70 giù de’ cipressi per la verde via,
alta, solenne, vestita di nero,
parvemi riveder nonna Lucia.

0 nonna, o nonna! deh com’eri bella
quand’ero bimbo! ditemela ancor,

75 ditela a quest’uom savio la novella
di lei, che cerca il suo perduto amor !

– Sette paia di scarpe ho consumate
di tutto ferro per te ritrovare:
sette verghe di ferro ho logorate

80 per appoggiarmi nel fatale andare:

sette fiasche di lacrime ho colmate,
sette lunghi anni, di lacrime amare:
tu dormi a le mie grida disperate,
e il gallo canta, e non ti vuoi svegliare.

85 Deh come bella, o nonna. e come vera
è la novella ancor! Proprio così.
E quello che cercai mattina e sera
tanti e tanti anni in vano, è forse qui,

sorto questi cipressi, ove non spero

90 ove non penso di posarmi più:
forse, nonna, è nel vostro cimitero
tra quegli altri cipressi ermo là su.

Ansimando fuggia la vaporiera’
mentr’io così piangeva entro il mio cuore;

95 e di polledri una leggiadra schiera
annitrendo correa lieta al rumore.

Ma un asin bigio*, rosicchiando un cardo
rosso e turchino, non si scomodò:
tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo,

100 e a brucar serio e lento seguitò.

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