Pianeta PSR – L’approccio agroecologico come modello agricolo multifunzionale: un modello interpretativo per l’esperienza italiana

Approccio Agroecologico

L’agroecologia viene sempre più evocata come un paradigma in grado di assicurare, attraverso l’applicazione dei principi e dei concetti dell’ecologia alla progettazione e alla gestione di sistemi agroalimentari sostenibili, la produzione di cibo in linea con il rispetto dell’ambiente, della salute e dei diritti degli agricoltori e dei consumatori.  
L’obiettivo del rapporto “Agroecologia e PAC”, realizzato dal CREA Politiche e Bioeconomia nell’ambito delle attività della Scheda progetto CREA 5.2 “Azioni per l’agricoltura biologica” della Rete Rurale Nazionale 2014-2020, è quello di fornire una base conoscitiva sull’agroecologia e di avviare un confronto con le istituzioni, i ricercatori, il mondo agricolo e gli altri stakeholder sulla possibilità di introdurre l’approccio agroecologico nell’ambito del Piano strategico nazionale della PAC post 2022.  

Le attività non agricole costituiscono una doppia opportunità: da un lato, permettono agli agricoltori di poter contare su un reddito supplementare, dall’altro, contribuiscono rafforzare la resilienza economica ed ecologica dell’azienda agricola.

Resilienza economica ed agricola

Link all’articolo

Alla luce dell’analisi condotta le imprese multifunzionali italiane emergono come precursori dell’approccio agroecologico. A riguardo è difficile sostenere che gli imprenditori, in particolare i giovani, conducano le loro imprese sulla base di una pratica codificata di produzione, quanto piuttosto che questa si basa su una precisa scelta di cercare pratiche sostenibili alternative all’agricoltura convenzionale, di operare nel rispetto degli habitat, dei paesaggi, della biodiversità delle piante e degli animali e di prestare attenzione al recupero e al riutilizzo delle risorse naturali. L’apertura verso l’esterno, lo scambio e la sperimentazione, l’attenzione ai fabbisogni del territorio e della popolazione conferiscono alle aziende agricole multifunzionali un maggiore dinamismo che contribuisce al miglioramento dell’attrattività dell’area sostenendo l’economia locale e rafforzandone il senso di appartenenza.

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Orto – Aprile 2021

Orto in Aprile – 2021

Le semine di Aprile

1 Aprile 2021 – Giornata con 23 Gradi
17 Aprile 2021 – Giornata fredda 12 gradi

Il Fico si sta formando, come è quando si pianta il fico


Cosa seminare ad aprile

Ad aprile è possibile iniziare la semina di tutti gli ortaggi che vorremmo raccogliere nel corso dei mesi estivi, anche nelle regioni solitamente dal clima meno mite, in cui la semina degli stessi all’aperto risultava sconsigliata nel mese di marzo. Ecco dunque giunto il momento di seminare pomodori, zucchine, melanzane e peperoni e di seminare o trapiantare le aromatiche, con particolare riferimento a prezzemolo e basilico. Dedicatevi inoltre alla semina di rucola a foglia larga o selvaticalattughe e lattughino, in vista della preparazione di piatti freschi e salutari nei prossimi mesi.


I lavori nell’orto secondo il calendario lunare

Luna crescente

La luna crescente è considerata il momento ideale per la semina di basilico, angurie, meloni, melanzane, peperoni, pomodori e zucchine, oltre che di carote e cetrioli. Nei giorni di luna crescente occupatevi di trapiantare lattuga, indivia, sedano, porri, fave e fagioli che avevate seminato al riparo in precedenza. Tra le erbe aromatiche potrete seminare in luna crescente salvia, timo, origano, coriandolo e erba cipollina. Se desiderate raccoglier erbe aromatiche e officinali da essiccare, dedicatevi a alloro, origano, prezzemolo, rosmarino, calendula, malva, tarassaco e timo.

La luna sarà crescente dal 13 al 26 aprile. Luna 🌒


Camminata con “Asparagi”

#camminate #asparago #colture

L’Asparago di Altedo IGP

STORIA

L’asparago della pianura bolognese ha una lontana e consolidata tradizione. I documenti storici comprovanti l’origine, la commercializzazione e l’impiego culinario di questo prodotto risalgono al XIII secolo. Tuttavia, è solo ai primi anni del XX secolo che si fa risalire la produzione dell’asparago, quando alcuni agricoltori altedesi, di ritorno da un viaggio a Nantes, in Francia, ne iniziarono la coltivazione sulla base delle nozioni tecniche acquisite. Da allora iniziò la coltivazione intensiva degli asparagi, che dopo la Seconda guerra mondiale divenne tra le più praticate e diffuse nella zona.

Fonte

Camminata con “Asparagi”
La terra è bassa

Quando raccogliere asparagi da orto

Sempre in primavera. Gli asparagi vengono raccolti scavando fino a 25 cm nel suolo. La raccolta degli asparagi, nella maggior parte delle aziende viene eseguita manualmente, usando un punteggio (un attrezzo che taglia l’asparago alla base).

Dopo aver raccolto un asparago è opportuno riempire il buco lasciato e levigare la superficie del suolo così da riconoscere più facilmente altri germogli che spuntano, pronti per il raccolto.

Gratitudine
#farmlife

Dove si produce Asparago di Altedo IGP

Asparago Coltura

Asparago Verde di Altedo IGP

Ricette

DESCRIZIONE

L’Asparago Verde di Altedo IGP è un ortaggio allo stato fresco della specie Asparagus officinalis L. ottenuto dalle cultivar Precoce d’Argenteuil, Eros, Marte e Ringo; altre cultivar possono essere presenti negli impianti in una percentuale non superiore al 20%.


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PAC post 2020 – Architettura Verde

#Architettura e #Greenewdeal

PAC post 2020

PAC post 2020

Ministero delle Politiche Agricole

Green Politiche Europee


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STORIA – Agroforestazione

Agroforestazione

AGROFORESTAZIONE


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Progettazione EcoSostenibile – Tipu Sultan Merkez (Terra Cruda)

Una scuola in terra cruda, il progetto vincitore degli Holcim Awards Asia-Pacifico

La Tipu Sultan Merkez è la scuola di terra cruda a Jar Maulwi in Pakistan progettata dallo studio berlinese ZRS che ha ricevuto la medaglia d’oro per i prestigiosi Holcim Awards nella regione Asia-Pacifico. Il primo livello dell’edificio di due piani è realizzato con unamistura di argilla, sabbia e una copiosa quantità di paglia lunga, una tecnica alla quale spesso ci si riferisce con il termine inglese “cob”. Tale tecnica è particolarmente indicata nei climi umidi, dove l’asciugatura dei blocchi di fango sarebbe difficile. L’Inghilterra e il Galles possiedono i migliori esempi di strutture realizzate in terra cruda, che vengono utilizzate da quasi cinque secoli.

L’APPLICAZIONE DELLA TECNICA

Si formano dei blocchi a forma di pagnotta che vengono posti nel muro e poi “intessutitra loroper creare una massa consolidata. I blocchi in terra cruda richiedono una certa quantità di tempo di decantazione prima di poter applicare le file superiori, poiché all’innalzarsi del muro il suo stesso peso può deformare le file sottostanti, se non perfettamente essiccate. La quantità di blocchi che si possono utilizzare in un’unica sessione senza incorrere in tale deformazione è nota col nome di “lift” (= alzata). Ogni alzata deve essere lasciata ad essiccare un po’ prima che la fila successiva possa essere aggiunta. Il tempo necessario all’intero processo dipende dalla quantità d’umidità presente in ciascuna alzata e dalle condizioni meteorologiche prevalenti.

da:http://www.architetturaecosostenibile.it

articolo di Federica Lipari

Terra Cruda in Italia

L’Associazione intende recuperare e rilanciare la cultura della Terra cruda e diffondere i valori del modello di vita e di organizzazione sociale ed economica proprio dei territori che a questa cultura appartengono. Promuovere lo sviluppo sostenibile – non solo in campo edilizio – in grado di qualificare i sistemi insediativi con la conservazione dei caratteri del territorio e nel rispetto degli equilibri eco sistemici, attraverso il recupero dei materiali, delle architetture e dei paesaggi legati alla terra cruda.

http://www.terracruda.org/

Link utili:

ITALIA

Terra Cruda, Casa stampata in 3D

www.iccrom.org
www.casediterra.it
www.matteobrioni.com
www.edilana.com
www.anab.it
www.bioarchitettura.it
www.mattonesumattone.org
www.geosana.it
www.terrarossaonline.it
http://www.geologika.it/
www.emiliocaravatti.it

Eliodomestico

Distillatore solare Eliodomestico

Depurare l’acqua marina con l’energia solare, a costo zero e senza necessità di una grande opera di manutenzione dell’apparecchio. E’ la promessa che fa alle popolazioni dei Paesi sottosviluppati Eliodomestico, distillatore solare progettato dal designer italiano Gabriele Diamanti, tra le idee finaliste dell’edizione 2011 del premio Émile Hermès.


Il dispositivo, lanciato con licenza open source, funziona come una macchinetta del caffè. Di giorno viene riempito d’acqua ed esposto al sole. Grazie al calore accumulato la pressione nel contenitore aumenta ed il vapore risale. Il vapore ricade poi nel recipiente posizionato sul fondo sotto forma di goccioline prive di contaminanti.


Anche il materiale con cui è costruito il prototipo, finanziato dalla fondazione Èmile Hermès, è sostenibile. E’ realizzato infatti con plastica riciclata, terracotta e zinco anodizzato.


Eliodomestico costa 50 dollari, la metà dei distillatori solari attualmente in commercio. Permette di depurare fino a cinque litri d’acqua in rapporto ai tre litri medi che assicurano dispositivi simili.

Distillatore solare Eliodomestico

Distillatore solare EliodomesticoDistillatore solare Eliodomestico
é stato pubblicato su Ecoblog.it 
 venerdì 28 ottobre 2011.

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“La Terza rivoluzione industriale”.

“Is not Utopia!”




Jeremy Rifkin a Roma

La piccola vacanza romana di Jeremy Rifkin è stata molto più intensa di quello che si poteva supporre. Il guru eco-economista statunitense non è venuto a Roma solo per farci la lectio magistralis sulla sostenibilità, in occasione dell’uscita del suo libro “La Terza rivoluzione industriale”.
Ha cominciato martedì scorso a distribuire premi dono al Tri Awards, riconoscimenti per l’impegno a sostegno della Terza Rivoluzione Industriale promossa dal Cetri-Tires (Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale). Fra gli insigniti, oltre al fedelissimo professore (già preside della facoltà di Architettura di Roma La Sapienza) Livio De Santoli, un emozionato e redivivo Pecoraro Scanio, ex ministro dell’Ambiente.
Quindi ieri mattina è stato ricevuto con tutti gli onori da Alemanno, al Campidoglio, anche per fare un punto sul famoso Master Plan di sviluppo per una capitale autosufficiente e sostenibile.




Qualcuno comincia a sospettare che dietro questi giri di valzer fra elementi così apparentemente lontani, ci sia più di una convergenza di vedute esclusivamente socioecologiche. Aggiungete la questione politica nostrana, in gravidanza isterica da quasi un anno per il parto partitico di un terzo polo, magari trasversale, sicuramente (e necessariamente) attento ai voti del referendum su nucleare ed acqua pubblica.

Alemanno, sindaco di Roma che vuole le Olimpiadi, ingegnere ambientale e quel che resta dei Verdi italici sembrano più una formazione per il fantacalcio che altro, ma le parole di Rifkin di forte contenuto politico, lasciano aperta qualsiasi teoria, che potrebbe prevedere l’ingresso trasversale anche di imprenditori carimastici:

In Italia ci sono troppi ostacoli all’interno del sistema politico e di quello industriale, ma il vostro Paese, insieme alla Germania può guidare questo nuovo movimento, per due motivi: avete le Regioni, che sono molto potenti, e il movimento delle piccole e medie imprese più creativo del mondo.


In serata, comunque, al Teatro Valle occupato e pieno, quello che doveva essere l’incontro in gran segreto (a porte chiuse senza pubblico!) con noi blogger è stato invece una grande assemblea aperta al pubblico dove di fatto, dopo aver “ricaricato le pile”, sic!) Jeremy e il suo team ci hanno di nuovo spiegato come e perché dobbiamo credere nella rivoluzione.

Per carità, i primi ad essere sollevati dal ruolo di cospiratori rivoluzionari siamo stati proprio noi, presunti esponenti della controinformazione del popolo della Rete. Anzi, diciamola tutta, questa nuova mossa di marketing comunicativo (già vissuta con Al Gore) per cui veniamo convocati stile “carbonari” per essere informati di cose che rimbalzano in ogni agenzia e redazione ci comincia un po’ a stufare. Non siamo una categoria, per fortuna.

Rifkin ha quindi tenuto la sua ennesima lezione, con passione e cuore, dopo aver tenuto a ringraziare la giovane platea per la giornata internazionale del 15 Ottobre. Ebbene, anche qui, leggero brusìo in sala. Pur condividendo il senso delle parole dell’americano (Dove sono i giovani? Congratulationes), e della potenziale forza generazionale della missione, un sospiro da lacrimogeno urticante ha percorso rapidamente la sala che ricordava quel pomeriggio in città.


In effetti pare ci sia stato un incontro anche con una sorta di rappresentanza degli indignados romani, ad ogni modo, Rifkin ha poi insistito nella spiegazione teorica dell’attuazione della 3a Rivoluzione.

Partendo dai danni della storica scelta petrolifera e dal suo prossimo esaurimento (dovuto anche ai problemi logistici oltre che dall’irruzione cinoindiana alla poppa da succhiare), passando attraverso i visibili e drammatici cambiamenti climatici dovuti all’aumento della temperatura, Rifkin prevede un’ estinzione di massa del 70%. Ma come dice sua moglie stiamo qui a scrutarla “come se fossimo addormentati”.

Cosa fare allora? La grande Rivoluzione deve costruirsi sul piano reciproco di due modelli innovativi. Quello energetico delle fonti rinnovabili e quello della comunicazione globale. L’elemento importante di entrambi questi modelli è il loro decentramento. Essi non vengono imprigionati da una logica distributiva centralista. Anzi, l’esatto contrario. Ecco perché Rifkin parla di “Potere Laterale”, quello appunto di Internet, che ha dimostrato come è il 99%. A condurre l’informazione e lo scambio, non quel 1% di privilegiati che gestiscono ancora il sistema centrale.

I cinque pilastri di questa nuova ricostruzione socioeconomica: 1 – L’uso delle energie rinnovabili, energie distribuite, che si trovano in ogni giardino, completamente diverse dal petrolio e dai combustibili fossili, che invece sono energie specifiche. 2 – La conversione degli edifici in piccole centrali elettriche, proprio attraverso le rinnovabili, intervento che creerà migliaia di posti di lavoro (cita Jobs e la microinformatica ora di largo consumo). 3 – Lo stoccaggio di energia verde con l’idrogeno. 4- La creazione di una rete energetica di nodi interconnessi, simile a Internet. 5- Il trasporto e l’utilizzo di veicoli elettrico e a idrogeno.

Tutte misure devono essere però strettamente collegate. Rifkin ama un’altra analogia, quella della crisi delle grandi compagnie musicali contro il file sharing, l’errore di percorrere la propria strada in solitaria, tentando di conservare il ruolo del monopolio. E ci conforta nel ricordarci che la nostra (?) è già la Generazione della Biosfera. Quella della riconciliazione con l’Ambiente. Perché i bambini (anche quelli italiani?) ammoniscono i propri genitori sui consumi …



“Is not Utopia!” Insomma. La missione non sarà facile. Ce lo conferma anche, di nuovo De Santoli, che ci spiega però come tutto ciò che abbiamo ascoltato già esiste, basta informarsi. Di come dovremmo smettere di gestire anche un incontro così tra cattedra-palco ed assemblea-coro muto. Di Wikipedia orizzontale contro l’obsoleto Illuminismo verticale. Eppure le domande non si riescono proprio a fare, ci sarebbe da notare, ma non si riesce ad alzare la mano.

Che poi tutto sia ancor più difficile lo si intuisce anche dall’intervento polemico di Giuseppe De Marzo di Rigas, che fa capire senza mezzi termini di essere contro la Green Economy, perché l’aumento dei consumi viene anche dalla sostituzione delle fonti. Perché non basta fare l’auto a vapore se poi si produranno miliardi di macchine o campi di pannelli solari. Ecco fatto. Se la teoria dell’emancipazione sociale vuol ribaltare totalmente il modello capitalista, si ha la sensazione che la Terza Rivoluzione, almeno in termini di giustizia sociale, parta con un po’ di consueto spaccamento già al giuramento della Pallacorda Verde.

Eppure su una cosa ci sembra che non possiamo fare a meno di condividere il parziale ottimismo di Rifkin. Siamo tutti costretti a parlarne. Per lo meno ad ascoltare. Perché il periodo di transizione è già in viaggio da un po’ e gli orizzonti sono molto più vicini di un tempo, luminosi o tenebrosi che siano.

Testo, immagini e video di RondoneR


La Terza Rivoluzione Industriale di Jeremy Rifkin riparte da Roma é stato pubblicato su Ecoblog.it alle 11:48 di venerdì 28 ottobre 2011.

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Rifkin: “La prossima rivoluzione sarà quella ambientale”


Terza Rivoluzione Industriale

Intervista a Jeremy Rifkin di Antonio Cianciullo, da Repubblica, 26 ottobre 2011
«L’Italia ha tagliato drasticamente i suoi bilanci obbedendo alle disposizioni della finanza internazionale. E adesso che succede? Si sente dire che non è credibile perché non ha i fondi per sostenere la crescita. Ma questo è il comma 22, una via cieca. Non si può pensare di continuare a cancellare posti di lavoro e futuro senza che si moltiplichino moti di rivolta come quelli che stanno prendendo piede in Italia e in Grecia. La Germania ha dimostrato che uno sviluppo diverso è possibile. Perché non seguite quella strada?». Jeremy Rifkin, il presidente della Foundation on Economic Trends, è venuto a Roma per presentare il suo ultimo libro, La terza rivoluzione industriale, edito da Mondadori. L’appuntamento doveva essere un momento di confronto accademico, è diventato parte di un’attualità drammatica.
L’austerità dei bilanci è sbagliata?«Non è l’austerità ad essere sbagliata, è la mancanza di un piano di sviluppo che crea i problemi. Per uscire dalla crisi ci vuole una visione del futuro. Bisogna comprendere il nesso fra le tre crisi che abbiamo di fronte, quella finanziaria, quella energetica e quella ambientale. Il carbone e il petrolio, che hanno animato la prima e la seconda rivoluzione industriale, sono in fase di esaurimento, un ciclo di crescita che si pensava come inesauribile è finito. E nel frattempo emergono i danni ambientali prodotti dall’uso dei combustibili fossili perché il carbonio, accumulato sotto terra in milioni di anni e rilasciato all’improvviso in atmosfera, sta modificando il clima».
Insomma abbiamo tre crisi invece di una.«Ma la somma delle tre crisi offre una possibile soluzione. A patto di sostituire la speranza alla paura, di abbandonare la logica dei divieti e di guardare all’obiettivo da raggiungere: far decollare le aziende impegnate nell’edilizia sostenibile, nelle fonti rinnovabili, nelle telecomunicazioni, nella chimica verde, nella logistica a emissioni zero, nell’agricoltura biologica. La difesa dell’ambiente è un formidabile motore di sviluppo e di occupazione, non un peso: in Italia può dare centinaia di migliaia di posti di lavoro».
Eppure in molti, dovendo tagliare le spese, fanno cadere la scure proprio sugli investimenti ambientali: il governo italiano era arrivato a ridurli del 90 per cento.«Vuol dire tagliare via il futuro, restare impantanati. Bisogna fare il contrario: traghettare l’economia dalla parte del nuovo perché siamo nel mezzo di un passaggio epocale, il salto dalla seconda alla terza rivoluzione industriale. Il nuovo modello si basa su cinque pilastri: le fonti rinnovabili; la trasformazione delle case in centri di produzione di energia grazie alle micro centrali domestiche; l’idrogeno per immagazzinare l’energia fornita dal sole e dal vento durante i momenti di picco; la creazione delle smart grid, che sono l’Internet dell’energia; le auto con la spina. È una rivoluzione che si completerà entro la metà del secolo».
Tempi lunghi, non scoraggiano gli investimenti immediati?«No, perché il processo è già iniziato e sia i pericoli da evitare che i vantaggi da ottenere sono presenti qui e ora. Dagli anni Settanta a oggi il numero degli uragani più gravi è raddoppiato. E nell’agosto del 2008, per la prima volta da 125 mila anni, si poteva navigare attorno al Polo Nord perché i ghiacci si erano fusi».
E i vantaggi?«Faccio un paio di esempi. Rendere più efficienti le case negli Stati Uniti costerebbe 100 miliardi di dollari l’anno ma permetterebbe di risparmiare energia per 163 miliardi di dollari l’anno. E la mobilità, nell’era in cui l’attenzione si sposta dalla proprietà all’accesso alle reti, offre analoghe opportunità. Zipcar, la più importante società di car sharing, in un decennio di attività ha aperto migliaia di sedi per mettere le auto condivise a disposizione dei suoi clienti: cresce del 30 per cento l’anno e nel 2009 ha fatturato 130 milioni di dollari».
Non c’è il rischio che questa prospettiva affascini i paesi più industrializzati, mentre gli altri continuano a produrre e inquinare sulla vecchia strada?«La cronaca ci racconta una storia diversa: in Cina si moltiplicano le battaglie per conquistare uno spazio libero all’interno delle reti globali, in Nord Africa abbiamo visto che dittature brutali sono state rovesciate attraverso il tam tam dei social media. Il potere laterale, cioè il diritto all’accesso alle reti dell’informazione e dell’energia è la nuova frontiera capace di mobilitare la generazione di Internet. Oggi lo scontro non è tra destra e sinistra ma tra un modello accentrato, autoritario e inefficiente e un modello basato sul decentramento, sulla trasparenza e sulla libertà di accesso alle reti».
(27 ottobre 2011)

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