Passata (Salsa) di Pomodoro, Stirpe di Terra

Passata (salsa) di pomodoro, Orto di casa

Pomodori bolliti, produzione dell’Orto, secondo giro
Passata di pomodoro, Paiolo in Rame

Trebbiatura – Batdura

Trebbiatura – campagna bolognese – Zola Predosa

La festa d’laBatdura

La mia Terra, la mia Selva Armoniosa – L’Orto e la macchina

Frumento Ayrton

Questi sono suoni e profumi che mi accompagnano dall’infanzia

La trebbiatura

Battaglia del grano


La mia Selva Armoniosa – Stirpe di Terra, Sostenibilità e Biodiversità

La Dimora del Tempo Circolare

La mia Selva Armoniosa – Stirpe di Terra, #Sostenibilità e #Biodiversità #Agricoltura

Perchè essere di Stirpe di Terra, per come la intendo e ho sempre vissuto io, non vuol dire ne essere contadino radical chic o farmer da social media, ne proporsi unicamente alla vendita diretta, con il modello di mercato contadino in mezzo a tristi parcheggi di qualche ameno luogo urbano titolato per; ne fare ristorazione da banchetto cerimoniale. Tanti Agriturismi sono fioriti negli ultimi 20 anni, utilizzando i tanto agognati e fondamentali #fondieuropei; ma spesso, questo ha comportato un azzeramento totale dei tratti della natura del luogo e della caratteristica architettura rurale, delle colture autoctone. Al loro posto, sono comparse pseudo forme di stile rurale, che nulla hanno a che vedere, con la biodiversità dell’ecosistema e il genius loci; artifici per una favola da Vita in campagna “soft e cool”. Il mondo agricolo, ancora vive di…

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Pace di Primavera

La natura ringrazia. Ne pianterò uno io per commemorarlo e rievocare il vostro sentire.
Simona

 

Pace di Primavera.

O gloriosa pace,
della terra, nel sole;
pace di primavera,
sacro silenzio pieno

di palpitanti foglie,
tentato ad ora a ora
da un trillo alto, vivace
d’augel che si allontana;
non sei tu forse arcana
della terra preghiera?

Non son forse parole
gl’inesplicati odori
dei felici tuoi fiori?
Raggiante in bel sereno
il cielo ampio le accoglie;

certo la terra adora,
sente la terra amore;
il palpito immortale
io sento del suo cuore.

L.Pirandello da L’Aquilone “Antologia Italiana per la Scuola Media” Società Editrice Internazionale 1959

TRACCE e SENTIERI

E’ sempre stato così: quando l’aria ancora profuma di calicanto e i primi temerari narcisi sbirciano dalla bordura il risveglio dell’incipiente paesaggio primaverile, lui è là, con le braccia protese verso il lago già addolcite dal bianco-rosa dei delicati fiori.

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Era.

Non farò mai abbattere quest’albero finché non sarà totalmente morto”, è stato per anni il commento di Paolo di fronte agli inevitabili tagli compiuti dal giardiniere durante la potatura invernale.

Addolorati, di anno in anno assistevamo alle amputazioni necessarie per consentire al grande albero di non affaticarsi ulteriormente nel suo lento processo di decadimento.

Cicatrizzante, concimazioni, lozioni ecologiche per riparare le ferite delle malattie … lui gradiva le cure e attraversava ancora una volta la stagione, esortando i sempre più fragili nuovi rametti a vivere gioiosamente l’avventura del tempo che resta.

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Tra i cinquanta e i sessant’anni l’età stimata. Quando siamo arrivati noi, lui era già là…

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Progettazione EcoSostenibile – Tipu Sultan Merkez (Terra Cruda)

Una scuola in terra cruda, il progetto vincitore degli Holcim Awards Asia-Pacifico

La Tipu Sultan Merkez è la scuola di terra cruda a Jar Maulwi in Pakistan progettata dallo studio berlinese ZRS che ha ricevuto la medaglia d’oro per i prestigiosi Holcim Awards nella regione Asia-Pacifico. Il primo livello dell’edificio di due piani è realizzato con unamistura di argilla, sabbia e una copiosa quantità di paglia lunga, una tecnica alla quale spesso ci si riferisce con il termine inglese “cob”. Tale tecnica è particolarmente indicata nei climi umidi, dove l’asciugatura dei blocchi di fango sarebbe difficile. L’Inghilterra e il Galles possiedono i migliori esempi di strutture realizzate in terra cruda, che vengono utilizzate da quasi cinque secoli.

L’APPLICAZIONE DELLA TECNICA

Si formano dei blocchi a forma di pagnotta che vengono posti nel muro e poi “intessutitra loroper creare una massa consolidata. I blocchi in terra cruda richiedono una certa quantità di tempo di decantazione prima di poter applicare le file superiori, poiché all’innalzarsi del muro il suo stesso peso può deformare le file sottostanti, se non perfettamente essiccate. La quantità di blocchi che si possono utilizzare in un’unica sessione senza incorrere in tale deformazione è nota col nome di “lift” (= alzata). Ogni alzata deve essere lasciata ad essiccare un po’ prima che la fila successiva possa essere aggiunta. Il tempo necessario all’intero processo dipende dalla quantità d’umidità presente in ciascuna alzata e dalle condizioni meteorologiche prevalenti.

da:http://www.architetturaecosostenibile.it

articolo di Federica Lipari

Terra Cruda in Italia

L’Associazione intende recuperare e rilanciare la cultura della Terra cruda e diffondere i valori del modello di vita e di organizzazione sociale ed economica proprio dei territori che a questa cultura appartengono. Promuovere lo sviluppo sostenibile – non solo in campo edilizio – in grado di qualificare i sistemi insediativi con la conservazione dei caratteri del territorio e nel rispetto degli equilibri eco sistemici, attraverso il recupero dei materiali, delle architetture e dei paesaggi legati alla terra cruda.

http://www.terracruda.org/

Link utili:

ITALIA

Terra Cruda, Casa stampata in 3D

www.iccrom.org
www.casediterra.it
www.matteobrioni.com
www.edilana.com
www.anab.it
www.bioarchitettura.it
www.mattonesumattone.org
www.geosana.it
www.terrarossaonline.it
http://www.geologika.it/
www.emiliocaravatti.it

Zampone di Modena IGP


Zampone di Modena


Zampone di Modena IGP
Riconoscimento IGP: Reg. CE n.590/99.
Zona di produzione: stessa zona del Cotechino di Modena (oltre che in Emilia Romagna, nelle regioni di Toscana, Lazio, Marche, Piemonte, Lombardia, Veneto e anche nella provincia di Trento).
La leggenda racconta che la sua nascita sia dovuta ad un assedio che la città di Modena subì, nel XVI secolo, ad opera di Giulio II. L’impasto è praticamente lo stesso del Cotechino di Modena.
Si utilizza carne di maiale magra e grassa, macinata grossolanamente, unita poi a cotenna di maiale, tritata invece molto finemente.
Il tutto viene poi salato, speziato e insaporito con erbe aromatiche, lavorato con vino e conservanti ammessi dalla legge, quindi insaccato nella pelle della zampa anteriore del suino, ben pulita, raschiata e lavata accuratamente. Diversamente da altri tipi di salumi necessita di una lunga cottura prima del consumo. In vendita fuori dalla zona di origine soprattutto nel periodo natalizio, se ne trovano anche di precotti sterilizzati, apprezzati perché permettono di accorciare i tempi di preparazione. Al contrario di quanto si è portati a pensare, lo zampone è un alimento equilibrato. Classico è il suo accoppiamento con le lenticchie, si sposa ottimamente anche con i ceci, i fagioli e le patate. Esiste anche una versione che lo vede cotto direttamente nelle patate lessate e pressate.
CONSORZIO ZAMPONE MODENA COTECHINO MODENA
Storia:

Lo Zampone Modena e il Cotechino Modena devono la loro fama all’origine geografica dei luoghi dove tradizionalmente sono stati ottenuti. L’origine storica di queste produzioni risale a Modena molti secoli fa. Sono i padri di tutti gli insaccati che contengono cotenna. In seguito vennero prodotti anche nelle altre regioni dell’Italia centro-settentrionale, dove furono tramandate e diffuse le stesse conoscenze nell’arte di fabbricare tali insaccati di puro suino.
Zampone Modena. Gioia ad un animo triste.
Lo Zampone Modena avrebbe fatto la sua apparizione nel 1511 a Mirandola, a pochi Km da Modena, quando la città venne assediata dalle milizie di Papa Giulio II. In quell’occasione i Mirandolesi si sarebbero ingegnati per evitare che i maiali cadessero nelle mani degli invasori, macellandoli ed insaccandone le carni macinate nella cotenna, dando così origine al Cotechino, e successivamente nelle zampe, decretando la nascita dello Zampone.
L’originalità della forma consacrò la fortuna di questo prodotto nei secoli successivi.
Verso la fine del ‘700 nell’immaginario gastronomico collettivo lo Zampone Modena sostituì (insieme all’altrettanto famoso Cotechino) la salsiccia gialla che rese celebre Modena già nel Rinascimento. Nel 1800 consacrò il successo su larga scala del prodotto, come testimoniano gli scritti del gastronomo romano Vincenzo Agnoletti e le numerose testimonianze letterarie.

Emile Zola ammoniva ad esempio “se volete allegria, mangiate modenese, lo zampone dà gioia ad un animo triste”.
Cotechino Modena. Musica, maestro!
Il Cotechino Modena viene considerato il padre di tutti gli insaccati. Era già famoso all’epoca dei primi Stati Italiani come una delle più tipiche e prelibate preparazioni gastronomiche emiliane.
Nel Ducato di Milano si parlava del “coteghin” fatto a Modena, che si è poi diffuso in tutte le regioni dell’Italia centro-settentrionale.
Il compositore Gioacchino Rossini scriveva al signor Bellentani, uno dei pionieri della produzione su larga scala del Cotechino Modena, “Vorrei quattro Zamponi e quattro Cotechini, il tutto della più delicata qualità”.
Un idea per il palato

Zampone Modena con zabaione al cognac
Tempo di preparazione: 40
Ingredienti per 6 persone:
• 1 Zampone Modena IGP • 3 tuorli d’uovo • 1 cucchiaio di cognac
• 1 pizzico di sale • broccoli per guarnire
Preparazione
Mentre fai cuocere lo Zampone Modena, monta a fuoco basso i tuorli d’uovo con la frusta e successivamente aggiungi un pizzico di sale e, a filo, un cucchiaio di cognac.
Non appena lo zabaione sarà denso, disponi su un piatto da portata lo Zampone Modena tagliato a fette, guarnisci con i broccoli cotti al naturale e con lo zabaione caldo.
Fonti:
Un post dedicato a questa eccellenza del nostro territorio e alla perseveranza di chi ancora lavora le materie prime cercando di mantenere intatte, valorizzandole, le caratteristiche proprie di gusto e origine della materia prima, con l’amore e la passione per il proprio mestiere. La tradizione va rispettata e valorizzata attraverso la memoria e la tecnologia, che possono e devono coesistere. 

 Consigliato da

Simona Rinaldi (kolonistuga ke-r)
http://it.gravatar.com/verdesostenibile


Culatello di Zibello D.O.P – Presidio Slow Food



Il re dei salumi dalla tradizione alle nostre tavole

Il Culatello di Zibello è patrimonio, ricchezza, di quella particolare terra adagiata lungo il grande fiume Po e avvolta dalla nebbia, che è fattore determinante, regime climatico insostituibile per la maturazione e la stagionatura del Re dei Salumi, la cui arte, tramandata da generazioni, racchiude in sé la storia di una terra, le tradizioni della sua gente e le caratteristiche del clima particolare.
Dalle cantine della Bassa parmense alle tavole nazionali il percorso del Culatello è stato, storicamente, tutt’altro che breve.
Per molti secoli, infatti, il nome e il prestigio del Culatello sono rimasti circoscritti alle zone d’origine; patrimonio della gente della Bassa che sola sapeva apprezzarne il gusto e conservarne i segreti.

Il culatello viene comunemente identificato come un salume insaccato in un involucro naturale, che solitamente è la vescica del maiale. 
Grazie anche al prestigioso riconoscimento Europeo di Denominazione d’Origine Protetta – DOP (ottenuto con regolamento CE n°1263/96), oggi il consumatore ha imparato a conoscere ed apprezzare la squisitezza del “Culatello di Zibello”, un prodotto di salumeria costituito dalla parte anatomica del fascio di muscoli crurali posteriori ed interni della coscia del suino, opportunamente mondati in superficie e rifilati fino ad ottenere la classica forma a “pera”. Nella miscela di salagione sono presenti: sale, pepe intero e/o a pezzi ed aglio, possono inoltre essere impiegati vino bianco secco, nitrato di sodio e/o potassio nel rispetto dei rigorosi termini di legge.


La Denominazione d’Origine Protetta – anche DOP in sigla – è un marchio di qualità dell’Unione Europea che viene attribuito – in base a precisi regolamenti comunitari (*) – a quegli alimenti le cui peculiari caratteristiche qualitative dipendono essenzialmente o esclusivamente dal territorio in cui sono prodotti.Definito “Re dei salumi” è sicuramente tra i più noti e celebrati; ogni anno poco più di 60.000Culatelli di Zibello si possono fregiare della DOP e, da oggi, anche del marchio dei produttori aderenti al Consorzio di tutela del Culatello di Zibello: una garanzia in più di unicità e tipicità del Culatello di Zibello DOP.
(*) La comunità Europea disciplina la concessione e l’uso dei riconoscimenti DOP con il Reg. CE. 510/2006 e il suo regolamento attuativo Reg. CE 1898/06


L’area di produzione
Il Culatello nasce in zone caratterizzate da inverni freddi, lunghi e nebbiosi, ed estati torride ed assolate nelle zone intorno alle rive del Po nei paesi di Busseto, Polesine Parmense, Zibello, Soragna, Roccabianca, San Secondo, Sissa e Colorno. La giusta alternanza di periodi secchi ed umidi consente la lenta maturazione dei salumi, durante la quale si sviluppano gli inconfondibili profumi e sapori che hanno reso celebre nel mondo il Culatello di Zibello DOP.

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Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia D.O.P

Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia

Riconoscimento DOP: Reg. CE n. 813/2000.

Zona di produzione: provincia di Reggio Emilia.

L’anno 1046 è la prima data ufficiale, della quale si abbia conoscenza, che ci porta a conoscenza dell’Aceto Balsamico.

Descrizione del prodotto: colore bruno scuro, limpido, lucente; densità apprezzabile e di scorrevole sciropposità; profumo penetrante e persistente, fragrante con gradevole acidità e bouquet caratteristico anche in relazione ai legni utilizzati; sapore dolce ed agro ben amalgamato di apprezzabile acidità ed aromaticità in armonia con i caratteri olfattivi; acidità totale non inferiore a 5 gradi (espressa in grammi di acido acetico per 100 grammi di prodotto); densità a 20 gradi centigradi (non inferiore a 1,200 gr litro). 

Conservazione: Dato il prolungato invecchiamento nelle acetaie e le caratteristiche intrinseche che ne derivano, il prodotto non è soggetto a rischi di alterazione durante la conservazione. L’aceto balsamico va conservato in recipiente di vetro, avendo semplicemente cura di chiudere bene il contenitore e conservarlo lontano da sostanze che emanino profumi particolari o sentori pronunciati.

Metodo di produzione: Ottenuto dalle uve di Lambrusco, Ancellotta, Trebbiano, Sauvignon, Sgavetta, Berzemino e Occhio di Gatta.
L’Aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia si ottiene tramite fermentazione zuccherina e acetica di mosto cotto. Il segreto della sua eccellenza sta nell’invecchiamento, che si protrae per almeno 12 anni in botti di dimensioni differenti (minimo tre) e di diversi legni (rovere, castagno, gelso, ciliegio, frassino e ginepro), ognuno dei quali regala un particolare aroma all’aceto e lo rende unico. Le tre fasi della produzione dell’aceto sono la fermentazione alcolica, l’ossidazione acetica e l’invecchiamento. La fase più complessa e delicata, che celebra l’esperienza del maestro acetaio, è il processo di affinamento del bouquet, che diviene sempre più intenso, delicato e gradevole al naso e al gusto. Le operazioni di elaborazione, di invecchiamento obbligatorio e di imbottigliamento del prodotto devono avvenire nel territorio della provincia di Reggio Emilia.

Consumo: L’aceto balsamico tradizionale è un condimento d’eccezione, che per la sua duttilità può adattarsi ai più svariati utilizzi, sempre più legati alla gastronomia di qualità e all’arricchimento di piatti di altissimo pregio: per esaltare i sapori delle pietanze ne bastano poche gocce, aggiunte a crudo per non disperderne il bouquet. Può essere impiegato su insalate, sul pinzimonio, su scaglie di Parmigiano Reggiano, sul prosciutto crudo e addirittura sulla frutta. Si sposa perfettamente con tutte le carni rosse, la selvaggina, il pollame, ma anche con insalate di mare e con il pesce lesso. Arricchisce il sapore di maionesi, salse, mantecati, intingoli.

Cenni storici: L’Aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia è unito al suo territorio da una storia millenaria che parla del prodotto come di un tesoro, custodito segretamente fino a pochi anni fa, e ora invece diventato reperibile in commercio. 
Le testimonianze della sua esistenza risalgono agli inizi dello scorso millennio: si narra che nel castello di Canossa venisse prodotto un aceto, elisir e balsamo, che era molto apprezzato dalle teste coronate. Documenti storici dei secoli XII, XIII e XIV, invece, registrano la presenza di vere e proprie consorterie di fabbricanti di aceto, i cui affiliati dovevano tenere gelosamente custodito il segreto della pregiata produzione. Tutta la dinastia estense che governò il ducato di Modena, Reggio e Massa fino all’Unità d’Italia arricchì le cronache di memorie sull’Aceto balsamico tradizionale, ma le testimonianze si infittiscono nell’Ottocento, quando era buona norma accrescere la dote della nobildonna che si maritava con vaselli di aceto balsamico pregiato e batterie di botticelle dal contenuto prezioso.


Fonte: Disciplinare di Produzione della DOP “Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia

Museo del balsamico tradizionale: sito Internet: www.museodelbalsamicotradizionale.org

Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P


Aceto Balsamico tradizionale di Modena





Riconoscimento DOP: Reg. CE n. 813/2000.
Zona di produzione: provincia di Modena, nella zona compresa tra la valle del fiume Secchia fino alla sinistra del fiume Reno.



Descrizione del prodotto: colore bruno scuro, carico e lucente; densità apprezzabile in una corretta, scorrevole sciropposità; “bouquet” caratteristico, fragrante, complesso ma bene amalgamato, penetrante e persistente, di evidente ma gradevole e armonica acidità; sapore caratteristico, così come attraverso i secoli è stato consacrato dalla tradizione in immutabile continuità, dolce e agro e ben equilibrato con apprezzabile acidità con lieve tangente di aromaticità ottenuta per l’influenza dei vari legni usati dei vaselli di acetaia, vivo, franco, pieno, vellutato, intenso e persistente, in buona sintonia con i caratteri olfattivi che gli sono propri; acidità totale non inferiore a 4,5 gradi ( espressa in grammi di acido acetico per 100 grammi di prodotto); densità a 20 gradi centigradi (non inferiore a 1,240). 

Conservazione: Dato il prolungato invecchiamento nelle acetaie e le caratteristiche intrinseche che ne derivano, il prodotto non è soggetto a rischi di alterazione durante la conservazione. L’Aceto balsamico tradizionale di Modena va conservato in recipiente di vetro, avendo semplicemente cura di chiudere bene il contenitore e conservarlo lontano da sostanze che emanino profumi particolari o sentori pronunciati.

Metodo di produzione: Ottenuto dalle uve di Lambrusco, Ancellotta, Trebbiano, Sauvignon, Sgavetta, Berzemino e Occhio di Gatta.
L’Aceto balsamico tradizionale di Modena è ottenuto da uve tipiche della zona di origine, il cui mosto, cotto a fuoco diretto e a vaso aperto, viene posto in botti di legno pregiato dove acetifica naturalmente. A seguito di successivi travasi in botti di dimensioni sempre minori, e dopo molti anni di maturazione e invecchiamento, acquista le caratteristiche organolettiche tipiche. A questo punto interviene la valutazione degli esperti degustatori a sancire il raggiungimento del miracoloso equilibrio che solo l’alchimia del tempo e la mano esperta dell’uomo sanno concedere a questo prodotto.

Consumo: Il balsamico è duttile, ma a non saperlo impiegare correttamente si corre il rischio di sprecarlo: si tratta di trovare il giusto equilibrio tra la quantità utilizzata e il risultato che si vuole ottenere. Si consiglia di assaggiarlo sulla punta di un cucchiaio prima dell’impiego, per percepirne, volta per volta, la rotondità oppure l’intensa acidità. 
L’Aceto balsamico tradizionale di Modena può essere gustato su tutte le verdure, fresche e lessate, sui bolliti, per preparare salse e per rifinire preparazioni di carne e pesce, sul Parmigiano Reggiano, sulla frutta (ideale sulle fragole) e sul gelato.

 L’Aceto balsamico tradizionale di Modena costituisce una realtà unica al mondo nel panorama dei condimenti. A differenza dell’aceto, che proviene da un liquido alcolico, l’aceto balsamico tradizionale è ottenuto da un mosto cotto di uve tipiche della zona di origine, bianche e zuccherine. 
La tradizione gastronomica modenese arricchisce molti dei suoi piatti con il particolare sapore di questo condimento, la cui origine risale al tempo dei Romani, che utilizzavano il mosto cotto concentrato (sapa) per condire le loro pietanze.

Fonte: Disciplinare di Produzione della DOP “Aceto Balsamico Tradizionale di Modena

ORIGINI E CENNI STORICI SULL’ACETO BALSAMICO DI MODENA


Aceto Balsamico significa da tempo immemorabile cultura e storia di Modena. Infatti la sua esistenza é dovuta alle particolari caratteristiche pedoclimatiche del territorio alle quali si sono aggiunte i saperi, le conoscenze e le competenze del fattore umano che in una mirabile sintesi hanno dato vita a un prodotto esclusivo e distintivo dei territori delle attuali province di Modena e Reggio Emilia (cioè dell’antico Ducato Estense).

A Modena sono sempre esistiti diversi tipi di aceto ottenuti col mosto di uva, in relazione allo sviluppo nella storia di diverse ricette, di diversi metodi di preparazione e di invecchiamento.
L’origine di questi prodotti risale alla tradizione degli antichi Romani.
Il termine Balsamico è relativamente giovane, usato per la prima volta nei registri degli inventari ducali della Reggia Estense di Modena nel 1747(1) e probabilmente il nome stesso nasceva dall’uso terapeutico che allora se ne faceva (2)….

(1) 
Registro delle vendemmie e vendite dei vini, per conto delle cantine segrete per l’anno 1747’, Archivio di Stato.

(2) 
Gioacchino Rossini in una lettera all’amico Angelo Castellani: ‘…alquanto poco aceto modenese, dalla sperimentata efficacia rinfrescante e balsamica, riuscì in breve lasso di tempo a ridare un po’ di salute e tranquillità…’

Ulteriori cenni storici: