Potatura e legatura della vite con i salici – Febbraio 2022

#Potatura e #legatura della #vite con i salici

Vite in campo

Legatura

legare le viti


Una volta terminata la potatura, corta o lunga che sia, è necessario ancorare la vite ai supporti dell’impianto (tutori, pali, fili) mediante opportune legature per evitare che il vento forte possa spezzare la pianta e per agevolare la vite nel mantenere la forma di allevamento scelta. È importante che la legatura sia quanto più possibile aderente al palo/tutore e che sia “dolce”, ovvero non troppo stretta (per evitare che la sfregatura possa danneggiare il legno) e senza strozzature. La legatura può essere effettuata con diversi materiali: plastica, rafia, biodegradabile ed altri. Per ovvii motivi ambientali, ma anche estetici, è preferibile utilizzare fili biodegradabili, al massimo la rafia, escludendo del tutto l’uso della plastica. Ma la scelta ecosostenibile per eccellenza è un’altra ed è rappresentata dal ramo di salice in quanto biologico e biodegradabile, ma anche sicuro in quanto, essendo vegetale, avvolge dolcemente la pianta senza provocarle danni di alcun tipo.

Il filare

La legatura

A novembre i contadini raccoglievano i rami rossi dei salici (i cosiddetti stropari) piantati lungo i fossi di drenaggio e la sera, dopo cena, ci si sedeva in casa e si faceva una cernita: da una parte la stropa, il corpo centrale del ramo, grosso e flessibile, dall’altra i stropeini, i rametti sottili che partivano dalla stropa. Successivamente si andava nel vigneto e si usavano i stropeini per legare i tralci della vite ai fili di ferro, mentre la stropa veniva impiegata per legare il fusto. La vite infatti è una pianta rampicante, e se non viene addomesticata cresce storta.

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La potatura e legatura Azienda Agricola Rinaldi Graziano


Passatelli Emiliani

Passatelli emiliani

5 uova

Link storia e ricetta

Passatelli casalinghi in brodo di gallina e vagonate di parmigiano reggiano

I passatelli sono una variante della cosiddetta tardura, meglio conosciuta come stracciatella. Si tratta di una minestra nutriente e leggera che si preparava, in tempi antichi, specificamente per le puerpere, per ridar loro forza e nutrimento genuino dopo il parto. Ai tempi si partoriva ancora in casa e la tradizione voleva che la mamma o la suocera della puerpera si adoperasse a cucinare la stracciatella, da servire a letto alla neo-mamma, appena avesse dimostrato di avere appetito. La stracciatella è stata ricordata anche da Michele Placucci, un famoso autore di racconti della Romagna dell’800, in diversi suoi scritti. La tardura o stracciatella era una ricca minestra di pangrattato, uova e formaggio, leggera ma nutriente, considerata l’ideale per ricostituire le donne dopo la gran fatica del parto e promuovere la montata lattea.

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Procedimento

  • Sbattere le uova con una forchetta, dopo averle aromatizzate a piacere con la noce moscata e salate, finché il composto risulterà liquido, liscio, molto omogeneo e senza nessun grumo;
  • Unire alle uova sbattute il parmigiano e sbattere nuovamente, fino a far diventare il composto omogeneo;
  • Unire il pangrattato e lavorare il tutto fino ad ottenere un impasto sodo, molto liscio e morbido, leggermente umido;
  • Inserire, un po’ per volta, l’impasto nello schiacciapatate e schiacciare: si formeranno i passatelli, di forma e dimensione non per forza tutti uguali;
  • Cuocere i passatelli nel brodo di carne già a bollore;
  • Attendere finché i passatelli non vengono a galla, circa 2/3 minuti, e servire in piatti fondi con abbondante brodo, caldissimi;

Il ferro per i passatelli: un utensile prezioso

Nell’800 e nel ‘900, nei casolari romagnoli, i passatelli si preparavano con l’apposito ferro per i passatelli. Oggigiorno, trovarne uno originale è quasi impossibile. Chi lo possiede fa bene ad andarne molto fiero, perché è in possesso di un utensile prezioso e di prestigio, che racconta storie di semplicità e buona cucina tradizionale. Ai giorni nostri, i passatelli vengono spesso preparati usando lo schiacciapatate: l’unico arnese in grado di sostituire il ferro originale. Alternative più tecnologiche, anche se sicuramente meno romantiche, sono gli elettrodomestici più sofisticati come gli estrattori orizzontali (ad esempio i modelli Hurom).

Foliage? Fogliame di casa, Autunno magico

Fogliame d’autunno

Errore di recupero del file multimediale

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.

Ungaretti, Soldati

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Un giro in carro

Il Carro Agricolo e i forconi

Pronti via…
Andiamo con il forcone
Rosi e il forcone
Una roba preistorica
Svuotiamo il carro
Sfalci per l’isola compostabile
Torniamo indietro
Vai di curva
Super Mamma a suo agio come ha sempre vissuto fin da piccola

Il carro agricolo

IL BIROCCIO

IL BIROCCIO

El birocc, “il biroccio” è un carro agricolo con un lungo timone anteriore, al quale viene aggiogata una coppia di buoi. Ha due ruote grandi adatte per andare su strade sconnesse e nei campi. Questo mezzo, una volta indispensabile per il trasporto dei materiali in campagna, oggi sta scomparendo, sostituito dai trattori e dalle macchine agricole.
Nel documento che segue, attraverso il racconto di un vecchio birocciaio, cercheremo di seguire le fasi di costruzione del birocc e di analizzare le varie parti. Sarà così possibile comprendere il complesso lavoro artigianale che sta dietro alle parti in legno, a quelle in ferro e alla decorazione.

“Tosaerba” d’epoca

La storia del Raserba

Le Macchine Agricole

C’è da tagliare un prato grande?

Officine Errebi

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Balle di Fieno – Giugno

Giugno 2021 – Balle di Fieno e Orto

25 Giugno 2021

Farmlife – June – Balle di Fieno

Le balle di fieno

Le balle di fieno, composte da erba essiccata, vengono raccolte e immagazzinata ai fini di alimentare animali da allevamento, in particolare bovini, equini, caprini e ovini.

Anche piccoli animali domestici come conigli e piccoli roditori possono mangiare fieno.
Soprattutto per i conigli l’alimentazione corretta è a base di fieno, senza cereali, pane, pellets o quant’altro.
Il fieno per i conigli rappresenta l’alimento principe, importante anche per mantenere una corretta masticazione, consumando i denti ed evitando problemi di malocclusione.
Sconsigliato invece per i suini, che non digeriscono bene le fibre vegetali della pianta.

Il fieno viene usato come alimento anche quando non ci sono abbastanza pascoli a disposizione, a causa delle condizioni climatiche avverse, come in inverno oppure dove sono carenti i pascoli disponibili come nelle zone a coltivazione agricoltura intensiva.

Il fieno viene tagliato e raccolto più volte nel corso dell’anno.
A seconda del periodo in cui avviene questa operazione, prende nomi diversi:

  • fieno di primo taglio, meno pregiato
  • fieno di secondo taglio, quello più pregiato
  • fieno di terzo taglio è invece quello con qualità nutritive inferiori.
Stirpe di Terra _ Rinaldi Graziano


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Pianeta PSR – L’approccio agroecologico come modello agricolo multifunzionale: un modello interpretativo per l’esperienza italiana

Approccio Agroecologico

L’agroecologia viene sempre più evocata come un paradigma in grado di assicurare, attraverso l’applicazione dei principi e dei concetti dell’ecologia alla progettazione e alla gestione di sistemi agroalimentari sostenibili, la produzione di cibo in linea con il rispetto dell’ambiente, della salute e dei diritti degli agricoltori e dei consumatori.  
L’obiettivo del rapporto “Agroecologia e PAC”, realizzato dal CREA Politiche e Bioeconomia nell’ambito delle attività della Scheda progetto CREA 5.2 “Azioni per l’agricoltura biologica” della Rete Rurale Nazionale 2014-2020, è quello di fornire una base conoscitiva sull’agroecologia e di avviare un confronto con le istituzioni, i ricercatori, il mondo agricolo e gli altri stakeholder sulla possibilità di introdurre l’approccio agroecologico nell’ambito del Piano strategico nazionale della PAC post 2022.  

Le attività non agricole costituiscono una doppia opportunità: da un lato, permettono agli agricoltori di poter contare su un reddito supplementare, dall’altro, contribuiscono rafforzare la resilienza economica ed ecologica dell’azienda agricola.

Resilienza economica ed agricola

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Alla luce dell’analisi condotta le imprese multifunzionali italiane emergono come precursori dell’approccio agroecologico. A riguardo è difficile sostenere che gli imprenditori, in particolare i giovani, conducano le loro imprese sulla base di una pratica codificata di produzione, quanto piuttosto che questa si basa su una precisa scelta di cercare pratiche sostenibili alternative all’agricoltura convenzionale, di operare nel rispetto degli habitat, dei paesaggi, della biodiversità delle piante e degli animali e di prestare attenzione al recupero e al riutilizzo delle risorse naturali. L’apertura verso l’esterno, lo scambio e la sperimentazione, l’attenzione ai fabbisogni del territorio e della popolazione conferiscono alle aziende agricole multifunzionali un maggiore dinamismo che contribuisce al miglioramento dell’attrattività dell’area sostenendo l’economia locale e rafforzandone il senso di appartenenza.

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